Il boss Zagaria intercettato treno «Io sono amico di tutti quanti»
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NAPOLI (20 marzo) - Per ben due volte gli investigatori della Guardia di Finanza di Modena hanno captato la voce di Michele Zagaria che parlava al telefono con alcuni imprenditori ma solo troppo tardi hanno capito che si trattava di lui, del boss dei Casalesi latitante da oltre 14 anni. Conversazioni brevissime, in un caso effettuate durante un viaggio in treno da Modena a Napoli. Poche parole smozzicate per confermare, in sostanza, che Alfonso Perrone era il suo ambasciatore e che i soldi consegnati a lui e ai suoi uomini erano destinati alle casse di camorra. «Chi sei, un amico nostro o un amico di Alfonso?», chiedeva l’interlocutore. E Zagaria, di rimando: «Io sono un amico, io sono amico di tutti quanti». Le due telefonate sono allegate all’ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata giovedì ai ventidue esponenti dell’organizzazione di Perrone, autentica succursale dei Casalesi in Emilia Romagna. Un’operazione della Dda di Bologna che ha portato alla scoperta di nove estorsioni e al sequestro di immobili, auto e società per un valore di oltre sei milioni di euro. Un’occasione perduta, la cattura di Michele Zagaria, che era stato intercettato l’ultima volta oltre dodici anni fa. E non era suo, infatti, il telefono sotto controllo, ma solo del suo rappresentante in Emilia Romagna che glielo aveva passato per pochi istanti. Ma la voce del boss sta là a dimostrare che gli interessi del clan nel centro-nord, e soprattutto della famiglia di Casapesenna, non sono certo occasionali. Pasquale Zagaria, fratello del latitante, a Parma aveva fondato anche una società edile in partecipazione con il suocero Aldo Bazzini. Ditta attraverso la quale ha fatto affari per diverse decine di milioni di euro, ricostruiti nel processo della Dda di Napoli ora in appello. In primo grado, il costruttore-camorrista era stato condannato a otto anni e otto mesi. E ieri mattina lo stesso Pasquale Zagaria, rappresentato dagli avvocati Sergio Cola e Angelo Raucci, ha chiesto il rito abbreviato nel processo per l’estorsione al centro commerciale di Marcianise, il «Campania». Il gup Francesco Chiaromonte deciderà il 27 maggio. È sostanzialmente diventata definitiva anche la prima condanna, quella a sei anni di reclusione per le estorsioni sui cantieri Tav. Pena già scontata per metà.
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