| Qualche nome aveva già tenuto banco in altre inchieste di camorra. Qualche altro era sconosciuto anche agli addetti ai lavori. Magari se n’era sussurrato, ma per anni quegli imprenditori erano rimasti nel limbo dei «colletti grigi», un po’ vittime un po’ asserviti. E invece, il ritratto che di loro è tracciato nell’inchiesta del Gico di Roma, alla quale ha lavorato il pool della Dda napoletana coordinata dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, è quello di potente interfaccia del clan dei Casalesi, di uomini capaci di tessere rapporti organici con le burocrazie di altre regioni d’Italia in forza di una riconosciuta capacità professionale ma, soprattutto, di una notevolissima disponibilità di denaro. Esibita, a dispetto di ogni prudenza, attraverso auto costosissime come la Ferrari. Due, per l’esattezza, rosse. «Ricordo che facemmo un incontro a casa della madre di Bernardo Cirillo recandoci all’appuntamento con un Ferrari, non il 360 di cui ho detto in precedenza». Interessanti le figure dei sei arrestati nel blitz di ieri mattina. Uomini che hanno spostato ingenti capitali in mezza Italia, investendo nell’edilizia ma anche in catene di supermercati (come Auchan), provando anche a ricostruire il progetto di una banca controllabile dagli amici degli amici, com’era stato all’epoca di Bardellino. Racconta Gaetano Vassallo, l’uomo che ha accusato l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino: Marcello Bianco «nel marzo del 2008 mi illustrò quali erano i rapporti di amicizia che lo legavano a Bencivenga Raffaele. Mi pare che in quella occasione egli mi precisò che essi avevano qualche interesse insieme». Angelo Zaccariello è il nome che riconduce alla famiglia Cosentino. Dice ancora Vassallo: «Gestisce, insieme ai suoi fratelli, un distributore di carburanti Q8 sito sulla strada provinciale Aversa-San Marcellino. È amico di Bianco e Bencivenga; essi, spesso, escono insieme con autovetture di lusso quali Ferrari e si vedono al Villaggio Coppola di Pinetamare. Essi, infatti, hanno lì alcuni appartamenti in locazione in quanto li danno alle loro “commarelle”, ovvero ragazze dell’Est che essi mantengono quali amanti». Aggiunge l’ex imprenditore dei rifiuti: «Angelo Zaccariello intendeva aprire un distributore di carburante sulla strada Nola-Villa Literno nel Comune di Frignano, ma quella zona, per quanto riguarda i distributori di carburante, è completamente controllata da ’o mericano, ovvero il fratello dell’onorevole Cosentino, che, come ho detto in tanti verbali, gestisce l’Aversana Petroli. Zaccariello rivendicava con i bidognettiani la possibilità di aprire tale distributore sostenendo: ”I soldi miei non sono come i suoi?”. Il suo ragionamento ha trovato spazio, tanto che è stata fatta una società tra Zaccariello e Cosentino (non indagato, ndr), società di cui non conosco il nome, per la gestione del distributore Agip realizzato sulla strada Nola-Villa Literno ricadente nel comune di Frignano». Il distributore, gestito dalla Nazional Petroli, è tra i beni sequestrati ieri: 118 immobili; 21 aziende, 33 auto (due Ferrari, Daimler, Audi Q7), quote societarie, conti correnti. Vassallo è un fiume in piena, e ricostruisce anche il tentativo di controllo di una banca: «Livio Verde, commercialista, e l’allora sindaco Giuseppe Fiorillo, mi chiesero se volevo entrare a far parte, come socio fondatore, di una banca che si stava costituendo ad Aversa, la Banca Popolare Normanna o Banca Popolare di Aversa. Mi dissero che con 100.000 euro si entrava come socio. Chiesi chi fossero gli organizzatori ed i fondatori e loro mi risposero che erano una cordata di politici e professionisti di Aversa e mi fecero il nome del presidente, il commercialista Giuliano, fratello del senatore Giuliano». r.cap. © RIPRODUZIONE RISERVATA |