Strage del treno 904, riaperta l'inchiesta Indagati cinque camorristi del clan Misso
NAPOLI (11 luglio) - Non fu solo strage di mafia. Anche la camorra fece la sua parte e partecipò, al pari dei Corleonesi e della destra eversiva, alla strategia della tensione. Lo fece almeno in una occasione, come la Procura di Firenze aveva ipotizzato già nel 1986.
Lo fece con il massacro nella galleria di San Benedetto Val di Sambro, portando fino alla stazione Santa Maria Novella, a Firenze, i candelotti di nitroglicerina che esplosero nella carrozza numero 9 della seconda classe, provocando 17 morti e 265 feriti. Erano le 19,08 del 23 dicembre 1984, più di venticinque anni fa. Di quella strage si conosce la mente, Pippo Calò con l’amico Guido Cercola.
Di quella strage si conoscono anche il fornitore dei congegni elettronici che servivano ad azionare l’esplosivo, il tedesco di origine croata Friederich Schaudinn; e il procacciatore della nitroglicerina, Franco Di Agostino. Giuseppe Misso, boss del rione Sanità, legato agli ambienti dell’estrema destra: di lui si sa anche che quello stesso esplosivo aveva nascosto, nel cimitero delle Fontanelle, cuore sotterraneo della necropoli napoletana.
Ma chi lo trasportò fino a Firenze? Chi lo collocò sulla reticella portabagagli? Oggi, un quarto di secolo dopo, il buco nero sta per essere riempito. Una traccia, una nuova traccia, riporta al treno d’argento e alla strage di Natale. Il mistero, irrisolto dopo dieci anni di processi e due sentenze definitive, potrebbe essere svelato nei prossimi giorni, con la scoperta di una nuova verità. E con il recupero della pista napoletana nella strategia della tensione, ipotizzata dal pm Pier Luigi Vigna ed esclusa dalla Cassazione.
La Procura antimafia di Napoli, infatti, ha riaperto l’inchiesta iscrivendo cinque persone nel registro degli indagati. Sono accusate di strage in concorso con altri soggetti ancora da identificare. Sono coloro, è l’ipotesi dei pm Sergio Amato e Paolo Itri, che alle 18,30 del 23 dicembre 1984 avrebbero collocato l’esplosivo nel convoglio, all’interno della stazione Santa Maria Novella, durante la fermata a Firenze. Cinque uomini, tutti della Sanità e vicini a Giuseppe Misso: Luigi Improta, Gennaro Palmieri, Mario e Salvatore Savarese, Raffaele Stolder. Nulla si sa, fino a questo momento, delle ragioni che hanno consentito alla Dda di Napoli di riaprire l’inchiesta.
Immaginarlo è relativamente più semplice, essendoci almeno due persone di alto rango camorristico, e provenienti dalla Sanità, nell’elenco dei collaboratori di giustizia. Il primo è Giuseppe Misso, ’o nasone, assolto dal reato di strage con sentenza passata in giudicato e, quindi, non più processabile per lo stesso reato. Del tragico episodio, sinora, non aveva mai voluto parlare.
L’altro è Luigi Guida, noto come ’ndrink, lungamente interfaccia di Misso, dei fratelli Savarese, di Improta. È stato anche il braccio destro di Francesco Bidognetti, reggendo per suo conto la parte del cartello casalese che controllava il litorale domiziano. Uomini d’onore, il cui contributo nella ricostruzione dei misteri d’Italia potrebbe essere preziosissimo.





