La telefonata tra Gallo e Cerasoli «Aspettiamo le altre scosse»
Due mesi dopo il terremoto, appena approvato il piano per la ricostruzione, partì l’allarme. Attenti, si denunciava, i Casalesi e la ’ndrangheta sono già qui. A luglio del 2009 arrivarono le prime due interdittive antimafia, dagli appalti furono estromesse un’impresa di Casapesenna e una calabrese. Le indagini della Dda di Napoli hanno documentato l’interferenza effettiva di imprese di camorra nelle procedure di appalto. E i collegamenti, mai interrotti, con Gaetano Cerci, cugino del boss Francesco Bidognetti, legato a Licio Gelli, nato con il business dei rifiuti e poi passato ai grandi appalti. Chi si stava muovendo era l’apparato che fa capo ai sei imprenditori arrestati ieri. Testa di ponte tra la Campania e l’Abruzzo è stato, sostiene la Procura antimafia di Napoli, Michele Gallo, 37enne costruttore di Frignano, l’uomo che aveva trovato il contatto con Antonio Cerasoli, l’allora potentissimo presidente della Confcooperative provinciale. Numerose le telefonate intercettate tra l’imprenditore abruzzese e quello campano legato alla camorra, sia prima sia dopo il terremoto. Il 3 febbraio 2009, per esempio, Cerasoli chiamava Gallo e gli chiedeva: «Senti un po’, eh, mi servirebbero altri 4.000. Me lo puoi fare sullo stesso conto? Eh, poi mi fai fare il solito fax così almeno metto a posto un’altra cosa». Un regalino, che segnala rapporti antichi e solidi. Scrive il gip che quella telefonata conferma l’esistenza tra di loro di uno stabile rapporto di contribuzione finanziaria del secondo verso il primo, in attesa di «un contributo di 92.000 euro erogato da un ente pubblico, tra cui te li ridò sicuramente quei 30 che avevamo fatto, poi l’altro lo vediamo». Al riguardo, Cerasoli aveva affermato di essere in procinto di trasmettere un documento attestante «lo stato d’avanzamento, l’ho già preparato per 68.000 euro». Gli accertamenti bancari eseguiti dalla Guardia di Finanza hanno segnalato che il 3 febbraio 2009 la Gallo costruzioni aveva fatto un bonifico di 4.000 euro in favore di Alessandra Talamini, moglie di Cerasoli. Dall’estratto del conto corrente intestato alla Gallo costruzioni, è stato individuato un altro bonifico, dell’importo di 16.000 euro, fatto il 27 gennaio 2009 sempre in favore della donna. Michele Gallo ed Antonio Cerasoli parlarono al telefono anche il 7 aprile del 2009, il giorno dopo il terremoto. «All’inizio del colloquio - scrive il giudice - discutono riguardo alla impossibilità per Gallo di effettuare un bonifico in favore di Cerasoli a causa del danneggiamento delle sedi di molti istituti di credito aquilani. Pertanto i due fissano un appuntamento per il 9 aprile, giorno in cui il primo consegnerà al secondo in contanti la somma richiesta». Gallo, comunque, pensava ai suoi interessi, il terremoto doveva trasformarsi in un’altra occasione per fare soldi: «Ora lasciamo perdere quello che è successo dico, ma a livello di lavoro ora come funziona?». E l’altro: «A livello di lavoro dobbiamo aspettare un attimo, penso una settimana, dieci giorni per vedere come seguitano queste cazzo di scosse». E Gallo, evidentemente insoddisfatto: «Ma voi come state, come state situati, riusciamo a fare i lavori no?». E Cerasoli, che non aveva compreso il vero significato della domanda: «Sì, sì, a farli si può fare anche per la zona di Ocre è stata quella meno colpita, proprio non ci stanno problemi». Poi, finalmente, la risposta tanto attesa: «Ne parliamo a voce». r.cap. © RIPRODUZIONE RISERVATA





