Lavori al Reggia Palace ditta in odor di camorra

ROSARIA CAPACCHIONE Da dipendente a proprietario, da marito della titolare a supervisore dei lavori. È la scalata imprenditoriale di Gaetano Petruolo, 48 anni, marcianisano del quartiere Puzzaniello, cognato dei vecchi boss Antimo e Angelo Piccolo, ammazzati nel 1986 e nel 1998, quindi zio dei rampolli «quaqquarone». Sarebbe lui la mente finanziaria della famiglia. E sarebbe stato sempre lui a concordare con i nipoti e con un complice casalese modalità e tempi di accaparramento dei lavori a cottimo nell’area industriale. Estorsioni, insomma. Attraverso la «Pidue», di cui era socio al 50 per cento con il cognato superstite, Salvatore Piccolo; e poi la «Piccolo costruzioni», attualmente in liquidazione, formalmente controllata dal nipote Angelo e dalla figlia Antonietta e di cui risultava dipendente; e infine la «Piccolo Group», con gli stessi soci dell’altra a cui si era aggiunta, però, la moglie Teresa, Gaetano Petruolo è riuscito a tenere ben saldo il settore-impresa di un clan sconfitto dagli avversari Domenico e Salvatore Belforte e decimato dagli omicidi e dagli arresti. C’è riuscito fino a ieri mattina, quando gli uomini del vicequestore Luigi Botte, dirigente della divisione anticrimine della questura di Caserta, gli hanno notificato il provvedimento di sequestro preventivo della «Piccolo Group». Un nome che è tutto un programma, sottolineano i giudici della prevenzione (Gabriella Casella, Corinna Forte e Francesco Caramico D’Auria), e che rimarca la «natura mafiosa e per ciò stesso illecita dell’impresa edilizia». Che opera effettivamente nel settore edile ma che produce redditi (ricavabili dalle proprietà dei soci) non adeguati al modesto stipendio di Gaetano Petruolo, che ufficialmente fa il muratore. La ricostruzione dei passaggi di quote che hanno, di fatto, svuotato la «Pidue» e la «Piccolo costruzioni», già oggetto di una procedura di prevenzione, occupa l’intero provvedimento di sequestro preventivo, una decina di pagine alle quali sono allegati gli accertamenti della questura. Indagini che hanno portato alla verifica dell’effettiva esistenza di capannoni industriali nel luogo indicato quale indirizzo della «Piccolo Group», e cioè via XXIV aprile località Groia, a Marcianise, strada adiacente a quella che porta al deposito degli autobus. Ma gli automezzi meccanici nei capannoni non c’erano. Sono stati trovati tutti ieri mattina, a San Nicola la Strada, sul cantiere dell’ex Reggia Palace Hotel di viale Carlo III. La struttura, distrutta da un incendio nel 1995 (che provocò anche la morte di numerosi ospiti dell’albergo, tra cui una coppia di sposi), fu rilevata tempo dopo dalla «Rial Group» di Milano, che ottenne le autorizzazioni per trasformarla in centro commerciale con negozi e uffici. Attualmente, proprietario unico risulta Raffaele Celiento, un imprenditore di Caivano. Sarebbe stato lui, per quanto emerso sinora dalle indagini della divisione anticrimine, ad affidare l’appalto per le opere in cemento, le tompagnature e gli intonaci (oltre un milione di euro di lavori) alla «Piccolo Group». Le opere già realizzate sono state pagate a stato di avanzamento da Celiento, che ha dichiarato di ignorare chi fosse Gaetano Petruolo, impegnato personalmente nel cantiere. Il sequestro deciso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere riguarda esclusivamente la ditta delle famiglie Piccolo-Petruolo e non il cantiere dell’ex Reggia Palace presso il quale, comunque, sono stati fermati i mezzi meccanici di proprietà dell’impresa. I lavori non ancora conclusi dovranno essere affidati a una nuova ditta.

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HET GOUD VAN DE CAMORRA