Quella di Domenico Belforte, in via Varese, a Marcianise, appartiene allo Stato da oltre quattordici anni. Da undici, è cioè dall’11 luglio 1998, è nella piena disponibilità del Comune. Ma per ora, dopo qualche fallimentare affidamento per usi sociali - la videoteca sulle culture straniere, per esempio - viene utilizzata come deposito per il materiale elettorale: i tabelloni, per esempio, sistemati nella cantina della villa a tre piani. Anzi, in un piccolissimo angolo del locale sotteraneo. Non la vogliono neppure i senzatetto, per timore di rappresaglie da parte del capo del clan o dalla famiglia del fratello Salvatore, che abita proprio accanto. Stesso destino ha subito la casa di Augusto la Torre in via Garibaldi, a Mondragone. È vuota, abbandonata da anni, e non si riesce a trovare una destinazione accettabile. E la stessa fine rischia di fare la casa di via Bologna, a Casal di Principe, parzialmente confiscata a Francesco Schiavone e ora assegnata a una associazione per i bambini autistici. Sempre che ne riescano a prendere possesso. Un problema nel problema, spiegano in prefettura: e cioè, la fuga dalle proprietà appartenute ai camorristi di rango elevato, che restano disabitate e che vengono seriamente danneggiate dal trascorrere del tempo ma soprattutto da mani criminali. I costi di manutenzione ci sono, e sono elevati, a carico totale del Demanio. Tra i beni inutilizzati anche i ruderi di vecchie masserie, per i quali la legge vieta l’abbattimento nonostante quelle pietre senza valore producano costi. Funzionano bene, invece, le due realtà del capoluogo, il «Grande Orso» e la casa delle donne. La prima è una casa alloggio per minori, una piccola comunità-famiglia con nove posti letto; l’altra il domicilio temporaneo di donne vittime di violenza e che hanno chiesto aiuto e ospitalità ai servizi sociali del Comune, che gestiscono entrambe le realtà. r.cap.