
Sono una giornalista, mi chiamo Rosaria Capacchione, vivo e lavoro in Campania.
Questo forse esprime già bene il motivo per cui ho accettato una nuova sfida: la candidatura al Parlamento Europeo che sono grata al PD di avermi offerto. Perché proprio l’esperienza professionale di cronista mi ha insegnato che bisogna saper ascoltare e avere il coraggio di parlare.
Il primo libro di mafia l’ho letto nel 1970, quando avevo solo dieci anni, si chiama “Il treno del sole”. In quelle pagine c’era già tutto ciò di cui si parla ancora oggi: mafia e ‘ndrangheta che stavano colonizzando il Piemonte, immigrazione e manovalanza che la criminalità organizzata reclutava per fame o per ignoranza, traffico di droga tra l’Italia e la Francia, tutto quando la moneta unica e la globalizzazione non erano state ancora inventate.
Nella mia attività lavorativa, nel corso degli ultimi 25 anni, mi sono sempre occupata di criminalità organizzata, indagando, analizzando e raccontando le dinamiche, le stragi, le connivenze e soprattutto gli affari di quel potere malavitoso purtroppo tanto radicato nelle nostre regioni meridionali. In quest’ottica, lo studio e l’approfondimento dei fenomeni macro-criminali mi hanno già portato da anni ben oltre i confini di Caserta, la mia provincia, della mia regione, del mio Sud e hanno fatto crescere in me sempre di più la voglia di scommettere sull’esistenza di una soluzione valida anche oltre i confini nazionali.
Tutto questo perché, nel corso della mia attività professionale, ho avuto modo di seguire la parabola delle organizzazioni malavitose, che da bande criminali locali si sono fatte soggetti imprenditoriali globali. E un fenomeno di tali proporzioni, non può più accontentarsi di una risposta locale, per quanto indispensabile, ma necessita di essere combattuto, e prima ancora conosciuto, su una più vasta scala. L’impegno per la legalità e contro mafia, camorra, ‘ndrangheta è e deve essere impegno comune dei cittadini dell’Europa come territorio globale, di cui la Campania e il Sud sono parte importante e sempre più devono esserlo a pieno titolo.
Sono certa che esiste una strada europea per la lotta alla criminalità organizzata e vorrei che la mia esperienza possa essere al servizio di un disegno più significativo, ritenendo che nella dimensione europea il Meridione possa trovare soluzioni ad alcuni tra i più gravi suoi problemi.
Il mio impegno lavorativo, nel corso degli anni, mi è valso antipatie, intimidazioni, esplicite minacce. Niente però mi ha fatto desistere dal continuare la mia ricerca o fatto venir meno la voglia di raccontare e far conoscere, anzi semmai si è consolidata ancora di più in me la certezza di quanto sia importante una voce libera.
Per ascoltare e raccogliere le istanze di tutti quei cittadini meridionali che non si piegano, che non vogliono arrendersi, che non possono accettare di vedere le proprie terre soggiogate al potere malavitoso. Per farci sentire in Europa e dire: ”attenzione, le mafie non sono solo un problema nostro, combattiamole insieme per il bene di tutti”. Per continuare a parlare con coraggio nel tentativo di ricercare la verità.
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