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Salvatore Cirillo : Unpretentious

manifesto per un' antimafia europea

I sottoscrittori di questo manifesto, propongono di sottoporre al

prossimo Parlamento Europeo e ai Governi nazionali l’adozione di una serie di misure.

 

 

Manifesto per un’antimafia europea 

 

Il 17 maggio 2009 Raffaele Amato, capo degli “scissionisti” di 

Secondigliano, è stato arrestato in Spagna, dove da anni aveva spostato le 

sue attività di traffico e spaccio di stupefacenti a seguito della fuoriuscita dal 

clan Di Lauro. Il 27 febbraio 2005 Amato era già stato arrestato una prima 

volta, a Barcellona. La sera di ferragosto del 2007, a Duisburg, la faida tra le 

cosche di San Luca ha portato all’omicidio di sei italiani, tre dei quali residenti 

in Germania. Presunti killer, Giovanni Strangio e Francesco Romeo, arrestati 

poi il 13 marzo 2009 ad Amsterdam

 

Episodi di cronaca, alcuni fra tanti simili, che testimoniano di come la 

malavita organizzata italiana non si accontenti più da tempo dei suoi territori 

tradizionali e non consideri più i Paesi europei come luoghi di latitanza. I clan 

si sono andati man mano radicando in Europa, stabilendo basi logistiche, 

entrando in contatto con la malavita locale, sparando e facendo affari.

 

Le organizzazioni mafiose, col tempo, si sono trasformate da bande 

criminali locali in imprese globali, l’abito grigio sostituisce sempre più la 

coppola, il potere dei soldi si affianca a quello delle armi, le mafie entrano nei 

grandi affari, non solo traffici illeciti, ma anche grandi appalti, commercio, 

finanza. E soprattutto in un momento di crisi come quello che viviamo, come 

denunciato anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la loro 

enorme liquidità li mette in posizione ideale per incrementare l’infiltrazione 

nel tessuto economico continentale

 

A fine 2007, il giro d’affari complessivo della malavita italiana era 

stimato in 90 miliardi di euro, un anno dopo veniva valutato in 130 

miliardi. Cifre che equivalgono a quasi il 10% dell’intero Pil italiano, e 

che fanno della “Mafia SpA” di gran lunga la prima azienda del nostro paese, 

una multinazionale capace di un utile di circa un terzo del suo “fatturato”. 

 

Di fronte a uno scenario di questo genere, una risposta nazionale appare 

sempre più insufficiente. E anche se magistratura e forze dell’ordine italiane 

hanno segnato negli anni successi sempre più evidenti, gli strumenti 

legislativi di molti paesi europei appaiono oggi inadeguati a combattere 

le mafie globali. Senza considerare che proprio i successi ottenuti nel nostro 

Paese, potrebbero spingere i clan a spostare sempre di più i loro affari verso 

le altre nazioni comunitarie, tanto quelle più ricche e dinamiche, quanto 

quelle di più recente ingresso nell’Unione. 

 

Per questi motivi, appare oggi non più rimandabile un’azione congiunta 

che porti alla costituzione di una vera e propria “Antimafia Europea”. Come 

l’Antitrust europea vigila sulla regolarità dei comportamenti delle aziende che 

hanno affari diffusi in Europa, così anche le mafie devono trovare una risposta 

coordinata, che non si limiti ai soli aspetti più chiaramente “criminali”, ma 

soprattutto permetta di agire nei confronti dei patrimoni mafiosi, con 

l’adozione di strumenti condivisi che garantiscano efficienza e tempestività. 

 

I sottoscrittori di questo manifesto, propongono dunque di sottoporre al 

prossimo Parlamento Europeo e ai Governi nazionali l’adozione di una 

serie di misure.

Adozione per direttiva degli strumenti per un’Antimafia Europea 

 

La strada maestra per la creazione di un’Antimafia continentale è 

l’approvazione di una direttiva europea che obblighi gli Stati a dotarsi di una 

legislazione antimafia, uniforme e che faciliti le confische disposte dalle 

autorità giudiziarie degli altri paesi membri. 

 

La finalità è dunque quella di dotare i singoli Stati e l’Unione nel suo 

complesso di strumenti condivisi ed efficaci nel contrastare la criminalità 

organizzata sullo steso piano in cui essa opera, che è quello continentale e 

globale, superando le strozzature e le inefficienze di una lotta condotta dalle 

singole autorità giudiziarie nazionali. In particolare, tali strumenti devono 

permettere di individuare, rintracciare e confiscare i patrimoni mafiosi, allo 

stesso tempo mezzo e fine delle attività malavitose. 

 

I Principi cui tali strumenti si ispirano e la cui tutela vogliono promuovere 

sono quelli della Giustizia, della Legalità e anche, forse ancor più degli altri, 

della Libera concorrenza. 

 

Già oggi, l'Unione europea mira a rendere più efficace la cooperazione tra gli 

Stati membri nei settori dell'individuazione, del rintracciamento, del 

congelamento o del sequestro e della confisca dei proventi di reato, al fine di 

combattere le attività illecite della criminalità organizzata. 

 

Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso l’Azione comune 98/699/GAI , del 3 

dicembre 1998, sul riciclaggio di denaro e l'individuazione, il rintracciamento, 

il congelamento o il sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di 

reato, la Decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio, del 6 ottobre 2006, la 

Decisione quadro 2005/212/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005 e la 

Decisione quadro 2001/500/GAI del Consiglio, del 26 giugno 2001. 

 

I principi ispiratori sono dunque già presenti nella legislazione comunitaria, si 

tratta ora di trasferirli in strumenti maggiormente cogenti per gli Stati 

membri. 

 

La legislazione italiana in materia è notevolmente avanzata e si è mostrata 

negli anni piuttosto efficace, dunque potrebbe essere in larga misura presa 

come spunto per le nuove norme europee. Strumenti principali previsti dalla 

direttiva dovrebbero essere: 

 

Introduzione in tutti gli Stati del reato di associazione a delinquere di 

stampo mafioso; 

Costituzione in tutti gli stati di nuclei inquirenti e investigativi 

specializzati nei reati di tipo mafioso e a questi unicamente dedicati; 

Adozione di strumenti legislativi che facilitino sequestri e confische di 

beni mafiosi, inclusa la confisca per equivalente di beni e fondi non 

direttamente connessi al reato ma nella disponibilità, diretta o indiretta, 

dei malavitosi, anche su richiesta dell’autorità di giudiziaria di un altro 

Paese membro;

Rafforzamento delle normative antiriciclaggio, con l’eliminazione di 

quelle aree di opacità ancora presenti nei sistemi bancari di alcuni Pesi 

membri dell’Unione; 

Rimodulazione dei parametri di assegnazione dei fondi europei alle 

aree sottoutilizzate (con l’inserimento di disoccupazione, 

scolarizzazione, presenza criminale, dotazione infrastrutturale, etc.) e 

creazione di meccanismi di controllo a monte delle assegnazioni, per 

contrastare il fenomeno delle frodi comunitarie.

 

Ratifica della Convenzione di Bruxelles 

Nelle more della approvazione della direttiva descritta, è fondamentale che 

tutti gli Stati che ancora non lo hanno fatto, a cominciare dall’Italia, 

ratifichino la Convenzione di Bruxelles del 29 maggio 2000 relativa 

all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri. In particolare, 

la Convenzione prevede la creazione di Squadre investigative comuni tra 

autorità di più Stati, strumento che snellirebbe di molto le procedure volte a 

perseguire azioni e patrimoni mafiosi nelle nazioni europee. 

 

Potenziamento di Eurojust 

Oggi Eurojust è un’Agenzia dell’Unione istituita allo scopo di promuovere il 

coordinamento di indagini e procedimenti giudiziari fra gli Stati membri 

dell’UE nella loro azione contro le forme gravi di criminalità organizzata e 

transfrontaliera. A tendere, dovrebbe essere rinforzata, dotata di reali poteri 

di coordinamento e trasformata in una sorta di Direzione europea antimafia.

 

In allegato il PDF.

 

AllegatoDimensione
manifesto.pdf71.43 KB
Nat

Olanda

HET GOUD VAN DE CAMORRA