Intervista al boss Misso/ «Strage del 904 Non c'entro. Ero nemico di Pippo Calò»
NAPOLI (16 luglio) - Sono passati esattamente 25 anni e 7 mesi dalla strage del Rapido 904. Era il 23 dicembre 1984 quando una bomba fece esplodere, nella galleria di San Benedetto Val di Sambro, un intero vagone del treno che da Napoli doveva arrivare a Milano. Un massacro nel quale persero la vita 17 persone. E del quale oggi parla colui che è stato indicato come il principale mandante, dopo la riapertura dell'inchiesta da parte della Procura partenopea. Giuseppe Misso, 63 anni, ex boss del Rione Sanità, ora pentito (la sua collaborazione con la giustizia è iniziata due anni e otto mesi fa), parla per la prima volta di quella tragica pagina di storia italiana.
Strage del treno 904, riaperta l'inchiesta Indagati cinque camorristi del clan Misso
NAPOLI (11 luglio) - Non fu solo strage di mafia. Anche la camorra fece la sua parte e partecipò, al pari dei Corleonesi e della destra eversiva, alla strategia della tensione. Lo fece almeno in una occasione, come la Procura di Firenze aveva ipotizzato già nel 1986.
Lo fece con il massacro nella galleria di San Benedetto Val di Sambro, portando fino alla stazione Santa Maria Novella, a Firenze, i candelotti di nitroglicerina che esplosero nella carrozza numero 9 della seconda classe, provocando 17 morti e 265 feriti. Erano le 19,08 del 23 dicembre 1984, più di venticinque anni fa. Di quella strage si conosce la mente, Pippo Calò con l’amico Guido Cercola.






