Camorra, filmato il messaggio in codice in cella tra Sandokan e i figli

 di Rosaria Capacchione

NAPOLI (20 marzo) - All’improvviso, qualche giorno fa, se ne sono andati. Prima i due figli sposati, Nicola e Carmine. Poi gli altri tre maschi. Anche i loro amici hanno lasciato Casal di Principe. 

E quella corte di autisti, guardaspalle, compagni di serate al bar di pizza Villa, che rappresenta la parte visibile dell’esercito dei giovani Schiavone. Tutti via, aveva scritto il padre, per l’ennesima volta, alla fine di gennaio. «Soprattutto Nicola e la moglie perché siamo arrivati al capolinea, siamo il simbolo indiscusso di ogni male e in pasto a quegli avvoltoi dei giornalisti»: il presagio di prossimi delitti, l’avvertimento di imminenti regolamenti di conti o, forse, di un’ancora più dura repressione dello Stato. 

«Non accetto rifiuti, ve lo ordino perché sono vostro padre», e i maschi di casa Schiavone hanno obbedito. È difficile credere alla casuale coincidenza tra la fuga dei figli di Sandokan e l’interruzione della lunghissima tregua di sangue che durava da quasi un anno. Ieri, infatti, la camorra casalese ha ripreso a sparare. Due colpi di pistola e poi il rogo del cadavere, come ai tempi delle altre guerre, per eliminare Salvatore Ricciardi, trent’anni, esattore di tangenti e, soprattutto, giovanotto della paranza di Nicola Schiavone, il figlio del boss e suo rappresentante al tavolo della camorra che conta. 

Un brutto segnale, che ha fatto scattare una nuova allerta tra gli analisti della Procura antimafia. Conferma, infatti, le peggiori preoccupazioni sul dopo Spartacus, destinato a un’evoluzione cruenta. È questo, dunque, il significato della lettera scritta da Francesco Schiavone, il capo dei Casalesi che chiamano Sandokan, all’indomani della pronuncia della Cassazione che ha fatto di lui un ergastolano. Un lungo manoscritto nel quale il boss si rivolge ai figli e alla moglie e li invita ad andare via, a trasferirsi in altre parti d’Italia, ad andare a lavorare. Lo ha già fatto in passato, molte volte, litigando per questo anche con la moglie Giuseppina.

Ora però è diverso e in un passaggio spiega: «Sta per arrivare una valanga». Sul significato di quella frase i magistrati del pool-Caserta della Dda si sono interrogati fino a ieri mattina, anche perché, nel frattempo, anche i familiari del boss si stavano chiedendo quale potesse essere la valanga. Soprattutto i figli maschi più piccoli, ancora bambini l’ultima volta che li aveva presi in braccio. 

Uno era con lui nell’ultima mattina che aveva trascorso da latitante, sotto terra. Dodici anni fa. La lettera strana, preoccupata, anche un po’ minacciosa, era arrivata alla fine di gennaio. Prima, era passata per le mani e gli occhi della censura e per questo un po’ ambigua, necessariamente ambigua. È il 25 febbraio del 2010 quando Ivano ed Emanuele Schiavone, incontrano il padre nella sala colloqui del carcere di Opera. Vogliono sapere perché vuole mandarli via da Casal di Principe, perché «sono arrivati al capolinea», come lui stesso ha scritto. 

Soprattutto, qual è «la valanga che sta per arrivare». Arresti? Sequestri di beni? O una nuova guerra di camorra? Il boss insiste, ribadisce che il suo è un ordine, che non accetta rifiuti, che a Casale per loro non c’è più futuro. Muove il braccio destro, gesticola, alza la mano e tre dita, continua a muoverla su e giù. Uno dei figli, impallidisce. Il filmato dell’ultimo colloquio in carcere di Francesco Schiavone con i familiari è esaminato fotogramma dopo fotogramma fino a quando appare chiaro che il boss sta simulando una pistola. 

È un mandato di morte o l’avvertimento di morti in arrivo? È il primogenito che, più di tutti, preoccupa Schiavone. Anche nella lettera si era raccomandato che «Nicola e Rossella» si allontanassero dal paese. Nicola Schiavone è il suo erede, l’interfaccia di Michele Zagaria e Antonio Iovine. I suoi feudi sono in Emilia Romagna, ma anche quelli stanno iniziando a traballare. Al suo seguito ha un manipolo di giovanotti feroci, che stanno rastrellando soldi da piccoli e grandi imprenditori andando a bussare anche alla porta degli amici e protetti dei capi del cartello. Nicola è temuto ma non è amato e Sandokan lo sa. 

Ma la successione non è cosa da poco. E la prima delle tre rate della protezione annuale, quella di Pasqua, è già in scadenza. Alla fine della valanga, chi non sarà travolto avrà vinto la gestione della cassa del clan.

 

Nat

                                            

HET GOUD VAN DE CAMORRA