
(15/10/2009) - Non vogliamo neanche sapere quali siano le motivazioni che hanno indotto i Superiori del Colonnello dei Carabinieri, Sergio De Caprio, a revocargli la scorta, il quale, nel 1993, con la sua squadra speciale dei Ros, arrestò il famoso latitante di Cosa Nostra, Totò u curtu, anzi Toto Riina, il capo dei capi, il temuto corleonese responsabile di stragi e di omicidi di mafia. Con alle spalle 25 anni di latitanza criminale in cui ha commesso omicidi, estorsioni, rapine, corruzioni, concussione, traffico di droga, vinto gare d'appalto truccate, riciclaggio di denaro sporco e, forse, anche qualche morte bianca. Il capitano Ultimo lo arrestò con la sua squadra e con i suoi uomini in quel freddo gennaio del 1993 e da allora egli, giustamente, ha avuto la protezione e relativa scorta. Ora apprendiamo che tale scorta gli è stata inspiegabilmente revocata. Tutti i diretti interessati tacciono: carabinieri, ministero della Difesa, dell'Interno, Maroni, La Russa, Servizio scorte, ecc. Tutti sono rigorosamente in silenzio. Quel silenzio che diventa solitudine e fa presagire attacchi di morte. La mafia, prima ti lascia solo, e poi ti uccide. Ho scritto una Lettera aperta al Ministro dell'Interno che vale anche per il Comandante generale dei carabinieri e il Ministro della Difesa (impegnato soprattutto all'estero e pochissimo in Italia e in Sicilia!). Dopo quattro giorni nessuno ha adottato provvedimenti. Evidentemente i Superiori del Col. De Caprio, che sta dietro a una scrivania, demansansionato e dequalificato nelle sue mansioni, non lo ritengono un bersaglio facile. Frequento, come giornalista, politici e giornalisti, e molti di questi hanno macchina blindata e agenti al loro seguito. Senza parlare di magistrati e di personaggi pubblici.Per carità, non voglio dire che non abbiano diritto alla scorta, ma ricordo per esempio negli anni 90 che il segretario particolare della senatrice DC Ombretta Fumagalli Carulli Roberto Giarola (inquisito per gli aiuti della Protezione civile in Albania) se ne andava tranquillamente in giro a scorazzare per Roma con gli agenti: era un ragazzino di 25 anni! Mai minacciato dalla mafia e mai stato in pericolo di vita. Forse, la sua datrice di lavoro, si, ma lui, Roberto Giarola, no. E come il caso di Giarola ce ne sono tanti in Italia anche se le scorte sono state ridotte. Ma qui siamo di fronte a colui che ha arrestato un pericoloso latitante esponente di Cosa Nostra. Ultimo non è un lacchè, un paggio, o un inserviente. E' un servitore dello Stato. E la diffidenza che lo circonda, la sfiducia nei suoi confronti, i sospetti fatti circolare ad hoc ci devono preoccupare moltissimo. Essi lambiscono la sua reputazione. Bisogna sgombrare il campo, liberare da equivoci spiacevoli e insopportabili la sua nobile figura. E' sgradevole, ripugnante e odioso il comportamento di chi ha deciso di lasciarlo solo. Si tratta di una decisione sporca, laida e sucidia. Che deturpa, ferisce e umilia un grande uomo dello Stato. Ora i mafiosi se la ridono, all'Ucciardone e a Opera, festeggiano, e Ultimo, è vilipeso e schernito. La sua emarginazione è un fatto gravissimo che disonora chi la sta attuando con un disegno preciso e studiato a tavolino per compiacere qualche boss che paga bene. Qualcuno, evidentemente, vuole un'ennesima carneficina, un nuovo massacro, un eccidio se questa è la strategia di lasciare solo Ultimo. A questo punto sono indotto a pensare, caro ministro Maroni, che nel suo ministero o in quello della Difesa, ci sia qualcuno che si sta fregando le mani, se le strofina e se lo struscia dalla gioia pe questa decisione assurda e irrazionale. Qualche politico, massone, o generale falso, subdolo, che ostenta tracotanza, protervia e tronfiezza. La tempesta, il ciclone e la bufera che si sono abbattute su Ultimo sono un segnale inquietante. Un bradisismo, un terremoto per togliere di mezzo ed eliminare un uomo scomodo che si è speso e si è donato senza risparmiarsi per assicurare alla giustiziia il boss sanguinario più pericoloso d'Italia. Dopo i processi, ora, Ultimo, deve subire supplizi, persecuzioni e crudeltà gratuite. Avverto - mi scusi Ultimo se le parlo chiaramente - un tradimento, una diserzione e una fellonia da parte dei suoi Superiori. Un voltafaccia e una infedeltà che devono far pensare tutti gli italiani onesti. Ora, capitano, stia attento alle trappole, alle insidie e alle imboscate. Costoro con un pacca sulle spalle sanno camuffare la finta amicizia molto bene. Ormai, dopo i veleni, sono pronti a tutto. Vogliono vendicarsi, fare una ritorsione, una rappresaglia perchè, lei, sul campo, li ha oscurati essendo degli incapaci o dei complici. E, ora, l'hanno venduta, caro capitano, nonostante lei sia un uomo valoroso, integro, leale, e probo. Questa è la zavorra dello Stato purtroppo! Che usa legnate e bastonate per chi non è allineato. Il complotto c'è, caro Ultimo, e l'hanno ordito bene: sono bravi, lor signori, a tramare, impartire direttive malvagie, e a congiurare. Gli affronti, gli sfregi e gli insulti che sta ricevendo, feriscono tutti i cittadini onesti e, stranamente, il siciliano catanese, La Russa Ignazio, da Paternò di solito cosi loquace, non dice nulla, lui, che un giorno si e un giorno no, è in TV. Non dice nulla sulla mafia. Eppure sa che anche nel suo paese natale esiste ed è controllata dalle cosche vicine a Santapaola. Perchè il ministro della Difesa tace? C'è, in generale, una negligenza, un menefreghisismo, una noncuranza, e una trascuratezza che ci inquietano. Lo Stato è ammalato, agonizzante e malconcio nella lotta alla mafia se non è in grado di aiutare un suo fedele servitore. La disputa sulla scorta è vergognosa, una polemica triste, una controversia penosa. Nessuna decisione è irreparabile, irrreversibile e irrevocabile. Lo Stato riveda presto e subito questa ignominiosa decisione. Orrenda, nefanda, e scellerata. Impedisca, nella maniera più assoluta, di intrappolare Ultimo nelle spira della mafia. Abbiamo bisogno di rettitudine, equanimità, dirittura da chi ci governa. Da Berlusconi, Maroni e La Russa. L'iniquità, il terrore e le carneficine le abbiamo già sperimentate. Ora basta. Date sicurezza, fiducia, e speranza a Ultimo. Difendetelo, proteggetelo, scortatelo ma senza condizioni. Con la consapevolezza che l'Italia ha, nei confronti di Ultimo e dei suoi uomini, un debito di riconoscenza che non può avere comparazioni. Anche perchè molti ora hanno dimenticato la guerra sanguinosa di Toto Riina, i suoi attacchi, le sue offensive e i suoi assalti. Sono solo questi gli argomenti per ridare la scorta a Ultimo. Il resto è tutta questione di lana caprina per azzeccagarbugli che, con astuzia sottigliezze e stratagemmi, lavorano per Cosa Nostra. Noi continueremo a sostenere e ad appoggiare Ultimo (anche a costo di scrivere un pezzo alla settimana per rinfrescare la memoria a La Russa (PDL) e a Maroni (Lega Nord) per caldeggiare un diritto inalienabile e fondamentale di Ultimo, e non una cortesia, sia ben chiaro a tutti. Ultimo non si esponga con i Superiori: a scuoterli ci pensiamo noi che nelle battaglie ci sguazziamo. Questo malvezzo di abbandonare i servitori dello Stato e di riempire di soldi i pentiti con alle spalle decine e decine di omicidi con case gratis e stipendi, deve cessare. Entrambi, pentiti e Ultimo, sono vittime di mafia. E, allora, perchè il collaboratore di giustizia ha tutto, e Ultimo, invece, è solo? Tutto ciò è indegno di un Paese civile, è una cosa abietta, vile, e immorale, che grida vendetta davanti al cospetto di Dio e davanti agli uomini.
Alberto Giannino
»
- Login o registrati per inviare commenti







