C'erano bei cani ma molto seri

                                      C'erano bei cani ma molto seri   
E' il titolo del nuovo libro, edito da Ponte alle Grazie, nel quale Alberto Spampinato racconta la vita di suo fratello Giovanni e la storia della sua famiglia fino alla dissoluzione dei rapporti familiari dopo il 1972, quando Giovanni fu assassinato per le sue inchieste giornalistiche che non guardavano in faccia nessuno.

Giovanni era il corrispondente dell'Ora da Ragusa. Aveva 25 anni. Fu ucciso dal figlio di un magistrato, del quale Giovanni aveva rivelato (ed era stato l'unico a scriverlo) il coinvolgimento in un oscuro omicidio e in un intreccio mai chiarito fra eversione nera, malavita e ambienti mafiosi. Il vero movente dell' assassinio di Giovanni Spampinato, secondo l'Autore, non è mai stato accertato. Il libro descrive Giovanni all'interno della sua famiglia di origine, la sua formazione, la sua personalità, le sue passioni, i suoi dubbi. Contiene decine di foto, il racconto inedito dal quale è tratto il titolo del volume, e i suoi principali articoli - ormai introvabili - sul neofascismo in Sicilia e sul delitto Tumino, su cui il cronista di Ragusa indagava sollecitando la magistratura a guardare al proprio interno. Dopo la morte di Giovanni, di quel barbaro omicidio non si interessò più nessuno. Chi ci provò, trent'anni dopo, si espose a seri rischi. Nel 2007 l'inchiesta a carico di ignoti fu archiviata dallo stesso magistrato che aveva svolto le prime indagini nel 1972.

La premessa dell'Autore:
Ho scritto questo libro perché mi sento in dovere di fissare un ricordo onesto e rispettoso della breve vita di mio fratello e di proporre una riflessione sulle oscure vicende che hanno travolto la sua breve esistenza e hanno distrutto la nostra modesta famiglia. Negli ultimi anni mi sono impegnato a restaurare l'immagine di Giovanni, sbiadita dal tempo e dall'oblio. Sono lieto di aver ottenuto qualche risultato. In questa impresa mi sono stati di aiuto e di conforto la comprensione e la testimonianza di familiari, amici, compagni di lavoro, giornalisti, scrittori, e l'omaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha reso a Giovanni e ai troppi cronisti che in Italia hanno perso la vita per scrivere notizie "scomode", difficili. Di tutto ciò li ringrazio e ripropongo nel volume alcune loro testimonianze.

Perché è una storia molto attuale
"Ho cominciato a pensare a questo libro il giorno dopo la morte di mio fratello, ma solo di recente ho trovato il coraggio e la forza di scriverlo. Volevo far sapere a tutti che ragazzo semplice, appassionato e pieno di vita fosse Giovanni, ma non sapevo come fare. Alla fine ho deciso di raccontare la nostra infanzia comune, la nostra vita familiare, i nostri sogni e le nostre frustrazioni. Spero di essere riuscito nell'intento. Spero che il tono narrativo e i richiami alla Sicilia e all'Italia in bianco e nero della mia infanzia possano incuriosire chi non ha vissuto gli anni '60-'70 e chi ancora non riesce a farsene un'idea.
Ripercorrere la storia di Giovanni mi ha fatto rivivere pagine dolorose. Mi ha fatto riflettere sul dolore proprio e degli altri, sul mestiere di cronista - che da oltre trent'anni è pure il mio - e sulla natura dei muri invalicabili contro i quali si scontrò mio fratello. Mi ha fatto comprendere perché Giovanni disse che a Ragusa l'informazione era una specie di "omertà controllata". Ma ha fatto capire che le cose non sono cambiate molto. Il quieto vivere, l'accondiscendenza verso i potenti, la tendenza a tacere notizie "scomode" o rognose, la violazione di elementari regole etiche in gran parte sopravvivono e producono disastri, anche oggi, come ci insegnano le vicende attuali di Roberto Saviano, Lirio Abbate, Rosaria Capacchione, costretti a vivere sotto scorta, e di molti altri cronisti minacciati come loro anche se meno noti. Partendo da qui ho fondato in questi mesi OSSIGENO, l' Osservatorio sui cronisti minacciati e le notizie oscurate. Il mio progetto è stato condiviso dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall'Ordine nazionale dei giornalisti, che mi hanno incaricato di organizzare e dirigere l'Osservatorio. Ecco perché credo che la storia di Giovanni, nonostante sia di tanti anni fa, meriti attenzione: la sua semplicità perfino didascalica può aiutare a capire alcuni problemi di oggi".

Alberto Spampinato è nato a Ragusa e vive a Roma. E' stato fino al 1992 caporedattore del quotidiano L'Ora. Da dieci anni è il quirinalista dell'Agenzia Ansa. Dal 2007 è consigliere nazionale della Federazione Nazionale della Stampa. E' fondatore e direttore di Ossigeno, l'osservatorio Fnsi-Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e sotto scorta.

Ha pubblicato:
-"Il giorno che uccisero mio fratello", nel volume "Vite ribelli", Sperling e Kupfer, 2007;
-"Mafia,informazione,vittime: il continente inesplorato" sulla rivista "Problemi dell'Informazione", Il Mulino, n.2/2008;
-"La lezione di Ciampi", Rubbettino, 2006;
-"Missili e mafia", insieme a Paolo Gentiloni e Agostino Spataro Editori Riuniti, 1985
-"Immagini della grande imprenditoria siciliana", nel volume a cura di Mario Centorrino e Emanuele Sgroi: "Economia e potere mafioso in Sicilia", Giuffré 1984
- "Operazione Milazzo", Flaccovio 1979

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