Chiudi Spartacus, ultimo atto: luce su cinque delitti

Altre 14 ordinanze di custodia cautelare. Ecco i nomi dei complici di otto omicidi e tre ferimenti

L’ultimo capitolo dell’inchiesta che ha cambiato il volto al clan dei Casalesi è raccontato in un documento di settecento pagine, ennesimo atto di accusa di un’inchiesta nata sedici anni fa e che si avvia verso la conclusione. È la parte finale di Spartacus, un’integrazione dei capi d’imputazione fondata sui verbali di udienza e sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia arrivate a lavori conclusi. Il risultato è un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm Giovanni Conzo e controfirmata dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, emessa dal gip di Napoli Alfredo Guardiano. In premessa, l’ordinanza - che è anche la parte conclusiva del dispositivo della prima sentenza del processo Spartacus - con la quale la II Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere, il 15 settembre del 2005, disponeva la trasmissione degli atti alla Dda «in relazione a quanto emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale». Sono quattordici le persone destinatarie delle nuove misure cautelari, accusate a vario titolo di otto omicidi e di tre tentati omicidi. Due i latitanti (Antonio Iovine e Pasquale Vargas), undici i provvedimenti notificati in carcere, uno al domicilio dell’indagato. Si tratta di Nicola Caterino, capozona di Cesa, agli arresti domiciliari per motivi di salute (ha perso l’uso di un occhio anni fa), arrestato dagli uomini della Dia di Napoli che hanno eseguito anche le altre misure cautelari. Otto, dicevamo, gli omicidi contestati: in danno di Pasquale Piccolo, uno dei primi della guerra che segnò il passaggio da Antonio Bardellino ai Casalesi di Schiavone; di Michele Pardea, killer calabrese andato in aiuto dei bardelliniani; del quadruplice omicidio di via della Pace, nell’aprile del 1989; di Vincenzo De Falco il 2 febbraio del 1991; del genero Liliano Diana, un mese dopo. Tre i tentati omicidi: di Raffaele Parente, ferito a Gaeta; di Giuseppe De Falco, a Casal di Principe; di Luigi Venosa. In una nota, i pm della Direzione distrettuale antimafia ricordano l’avvio delle indagini dell’inchiesta Spartacus, nata nel maggio del 1993 sulla scorta delle dichiarazioni del primo collaboratore di giustizia casalese, cioè Carmine Schiavone. I primi arresti portano la data del 5 dicembre del 1995, a seguire le altre tranche del processo fondate sulla collaborazione di altri pentiti. Sottolinea la Dda: dopo il primo blitz «numerosi altri affiliati alla cosca dei Casalesi iniziarono un importante percorso collaborativo con la giustizia, contribuendo a squarciare il velo dell’omertà che ricopriva il clan dei Casalesi». Le loro dichiarazioni, poi verificate, consentirono di assicurare alla giustizia nel corso delle operazioni Spartacus 1, 2 e 3 circa 800 persone. La maggior parte di esse sono state già processate. Gli imputati di Spartacus 1 sono stati condannati in primo grado e in appello. Manca, però, la sentenza definitiva per il reato di associazione camorristica. Una sessantina gli imputati condannati dalla II Corte di Assise per i quali il processo di appello non è stato mai celebrato. L’ultimo rinvio è alla data del 6 ottobre 2009 ma sono piuttosto scarse le possibilità che quell’udienza venga celebrata. Tra gli indagati raggiunti ieri dalla nuova ordinanza di custodia cautelare ci sono personaggi di spicco del clan e figure minori, in prevalenza coinvolte negli omicidi con ruoli di secondo piano: l’ospitalità offerta agli assassini, gli appostamenti preliminari prima del delitto, la fornitura di auto o armi. E già da oggi inizieranno gli interrogatori di Augusto Bianco, di 46 anni, Cesare Bianco, 43, Luigi Bianco, 52, Aniello Bidognetti, 37, Vincenzo Cantiello, 44, Nicola Caterino, 52, Cipriano D'Alessandro, 46, Giuseppe Diana, 50, Giancarlo Di Sarno, 45, Enrico Martinelli, 43, Mario Schiavone, 43, Alfredo Zara, 49.
 

Nat

                                            

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