Ecco il «Federalismo criminale»,un libro sui Comuni sciolti per camorra
Si presenta venerdì al Kestè il saggio di Nello Trocchia
NAPOLI - Arzano, Sant’Antimo, Crispano, Poggiomarino, Pozzuoli, Melito, Volla: un elenco di cadaveri e cemento, un «rosario» delle mille piaghe della Campania che sanguinano nel silenzio dell’informazione.
È la storia della camorra «sotto casa», delle mille vicende dei Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose nella regione, dello strapotere dei boss dei Palazzi: è questo e molto altro «Federalismo criminale» (380 pagine, 15 euro, edizioni Nutrimenti), il libro di Nello Trocchia, 26enne giornalista nolano (scrive per Econews, Narcomafie e La voce delle voci) che si presenta venerdì, alle 19, al Kestè di Napoli (Largo San Giovanni Maggiore). Un intenso viaggio nelle regioni dove il male e il bene passeggiano su confini troppo devastati e coscienze troppo poco sensibili, dove il Far West delle pistole è solo la parte visibile di un mondo che pochi conoscono davvero.
Da bravo cronista, Trocchia fa parlare innanzitutto i numeri: su 185 decreti di scioglimento (dal 1991) in Italia, 81 sono in Campania (compresa l’Asl di Pomigliano), e solo nel Napoletano sono (a tutt’oggi) ben 45, un record, l’ennesimo, che l’autore spiega soprattutto con il «disastro politico» e con il «milieu socio-culturale sopito, silenziato...». Eppure, paradossalmente, alla fine è una «mafia che non fa notizia», come sanno tutti quelli che provano a combatterla. Nella maggior parte dei giornali, infatti, le gesta dei camorristi come l’eroismo di chi la combatte trovano spazi molto più ridotti della becera polemica politica o dell’inutile gossip istituzionale.
Così persino il Rapporto della commissione parlamentare antimafia finisce in una «breve» per far spazio alle dichiarazioni dell’assessore amico o alla velina più o meno raccomandata. «A fronte di uno Stato - scrive l’autore - che a livello locale viene spappolato nella sua autonomia, la carta stampata di occupa di altro e confina marginalmente queste notizie». Eppure ci sarebbe da scrivere non un libro ma un’enciclopedia sulle mille incredibili storie degli 81 Comuni campani sciolti per decreto perché considerati in mano ai clan. Nel volume, naturalmente, sono ricordate anche le altre emergenze nazionali: le amministrazioni sciolte in Calabria, in Puglia, in Sicilia. E pure le eccezioni: Bardonecchia (Torino) per il Nord e Nettuno (Roma). In entrambi i casi, ovviamente, non si è trattato di “inquinamento” autoctono, ma di emigranti della ‘ndrangheta. Il titolo (programmatico) del libro, «Federalismo criminale», ci inchioda alla storica arretratezza del Sud, un endemico baratro che nemmeno i politici e gli amministratori più illuminati (e sotto tutte le bandiere) sono riusciti sino ad oggi ad eliminare. Lasciando così continuare quello che Trocchia definisce «un horror di Stato, una realtà diffusa dove in contesti difficili, le mafie prosperano, nel silenzio delle istituzioni, in un diffuso atteggiamento collusivo e colpevole».
E tra le immagini più forti - ed emblematiche - va ricordata almeno quella della «Festa dei gigli» a Crispano (Napoli), dove la folla insieme al tradizionale obelisco volle portare in corteo un grande telo con l’effige del boss in carcere, con l’eloquente scritta: «Tutto questo è per te». La processione fece anche tappa sotto le finestre del padrino in un tripudio di gaudio e commozione. Nulla di nuovo sotto il Sole, una fotografia digitale della ricca e felice feudalità partenopea nell’Europa del terzo millennio.
Antonio Emanuele Piedimonte
11 giugno 2009





