La rivolta solitaria del «cocchiere» Venosa

                         

Nel bel mezzo della guerra di camorra, tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, Luigi Venosa si colloca in posizione autonoma cercando di fare proseliti in maniera autonoma. Si aggancia strumentalmente al gruppo dei bardelliniani (attorno ai quali si erano aggregati i fratelli De Falco, Giuseppe Quadrano, Sebastiano Caterino) e si trasforma in una specie di rambo. Venosa il «cocchiere», bardato come l’eroe solitario della guerra in Vietnam, parrucca in testa e caricatore in spalla, in quelle settimane di fuoco compariva nelle strade, sparava, seminava il terrore e poi andava via: più veloce del fulmine, a viso aperto, da solo contro i commando del gruppo Schiavone-Bidognetti. Fu in uno di questi raid, per esempio, che rimase ucciso Angelo Riccardo, il ragazzo testimone di Geova colpito a morte da un proiettile vagante. Venosa ci mise poco a finire nel libro nero dei Casalesi (lui, in verità, era di Casapesenna). In una delle rappresaglie rimase anche ferito. A sparare sarebbe stato, tra gli altri, Francesco Mauriello, recentemente condannato all’ergastolo per l’omicidio dei due carabinieri Ganci e Pignatelli, che non è, però, tra i destinatari della nuova misura cautelare. Venosa si riappacificò con Schiavone durante una comune detenzione.

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HET GOUD VAN DE CAMORRA