Un festival nelle case dei boss, una festa per cambiare un territorio

di Marco Del Giudice

Raccontare il bello delle Terre di Don Peppe Diana, il sacerdote ucciso quindici anni fa dalla camorra facendolo nei beni confiscati alla criminalità organizzata rappresenta, senza dubbio, un’idea rivoluzionaria e di gran prestigio. Immaginate un po cosa può rappresentare chiamare a raduno la popolazione di quei territori proprio nelle abitazioni dove i boss del calibro di Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti o altri affiliati vivevano programmando la distruzione di un territorio e farne, invece, dei luoghi di cultura, di crescita, sviluppo facendo semplicemente festa con la musica, il teatro le arti. Immaginate, poi, cosa può rappresentare costruire un palco, disporre sedie per un concerto sapendo che quella proprietà restituita alla comunità confina con i terreni della famiglia Nuvoletta, con la pacchiana dimora di un esattore di tangenti del clan dei casalesi e vi sarà ben chiaro di quale spessore sia questo Festival dell’Impegno Civile promosso dall’Associazione Libera e dal Comitato Don Peppe Diana che quest’anno giunge alla seconda edizione. Presentata questa mattina presso la sala stampa della Camera dei Deputati “la kermesse - ha sottolineato Beppe Giulietti rivolgendosi alla stampa nazionale - non dev’essere considerata un semplice appuntamento annuale ma l’opportunità per accendere quei riflettori mediatici su un territorio che ha bisogno di sentire vicino tutta l’attenzione di una sana informazione che non può e non deve andare solamente a caccia di notizie spettacolo”.
Brioso, frizzante il Festival cresce anche da un punto di vista artistico con attori, cantanti che iniziano a credere che questo palcoscenico sia un luogo importante dove poter presentare i propri spettacoli, le nuove produzioni. Sostegno bipartisan all’iniziativa è giunta anche dagli onorevoli Garavini e Granata, rispettivamente vice presidente e capo gruppo della Commissione Antimafia, che hanno sottolineato come “sia necessario costruire comunità alternative alla camorra soprattutto con l’impegno civile” e che “iniziative come questa - ha poi concluso Granata - meritano di essere sostenute anche all’interno della Commissione Antimafia”.
Una tre giorni che prenderà il via il prossimo 19 giugno ma che allunga i propri confini diventando rassegna di respiro regionale grazie ad un pre festival che coinvolgerà Napoli, con una tappa ai quartieri spagnoli, e Quindici un paesino dell’avellinese ha poi sottolineato Pietro Nardiello direttore artistico della rassegna.
A conclusione l’intervento di Roberto Morrione, presidente di Libeainformazione che ha sottolineato come “nonostante ci sia una parte di cittadini che in questi territori continua a preferire un percorso diverso a questo indicato da Libera, dal Comitato don Peppe Diana vi sia, però, un’altra cittadina attiva che quotidianamente si impegna per invertire la rotta promuovendo progetti come questo del Festival che rispetto alla prima edizione presenta una qualità maggiore”.

Nat

                                            

HET GOUD VAN DE CAMORRA